Via Crucis - 1896-1897 - chiesa della Trasfigurazione di N.S.G.C. - Breno (BS)
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Siamo alle ultime opere dell'artista adottato da numerose comunità della valle e della pianura bresciana. Breno è per eccellenza la comunità che più l'ha voluto ed apprezzato. Nella chiesa della Trasfigurazione, ha realizzato le sue opere migliori poi ripetute a Passirano come la Trasfigurazione e l'Adorazione dei Magi. Ora il parroco don Domenico Faustinelli lo vuole per completare l'abbellimento della chiesa. Gli mancano le Via Crucis e vuole insistentemente l'artista di Esine. Lui vecchio e stanco, indugia. Saranno i nipoti ad indurlo ad accettare. La sua mano tremava e il nipote Antonio, figlio del fratello Oberto, gli costruisce uno speciale cavalletto in ferro, "che azionato da una manovella collegata ad una vite a passo veloce gli consentiva di appoggiare il braccio su una barra orizzontale, facilmente regolabile dal basso in alto e viceversa. Col braccio saldamente appoggiato alla barra, la mano del pittore riacquistava la perduta sicurezza così da consentigli di iniziare, con fondate speranze di buona riuscita, la coraggiosa impresa, che avrebbe preoccupato un giovane, di dipingere ben quattordici quadri."
Il contratto fu stipulato nel settembre del 1896 e già a novembre Guadagnini "parte da Esine e consegna a Breno i suoi 3 primi quadri [...] le stazioni n. 14 - 13 - 12 per un importo di 540 lire. " Nel gennaio del 1897 da Arzago parte in carrozza e consegna altre quattro Via Crucis. Successivamente ripeterà il viaggio a marzo e maggio concludendo l'ultima sua opera.
Dell'immenso lavoro realizzato a Breno nel 1853, 1872 e 1896-1897, don Romolo Putelli nel libro "Le chiese di Valcamonica", edito nel 1909, così scriveva: "Le quattordici stazioni che corrono attorno alle pareti non sono oleografie dozzinali, ma quadri ad olio dipinti dal Guadagnini nella rispettabilissima età di 80 anni, nel 1896-1897" e continua "...Per quanto non mi creda competente, compio però con sereno viso il gesto di credere che fra molti anni il Duomo di Breno avrà risonanza grande e che gli affreschi del Guadagnini ne saranno considerati ornamento preclarissimo...".
E' l'augurio che faccio per i lavori eseguiti a Passirano. Questo potrà succedere solamente quando la comunità inizierà ad apprezzarli come sa apprezzare il lavoro dei 'grandi' artisti come Leonardo, Michelangelo, Caravaggio, il Moretto e così via. Questi sono grandi perché quel che hanno lasciato è opera unica del loro ingegno e della loro capacità di essere unici. Guadagnini, nel suo ristretto mondo è stato unico, come unico è stato per i Passiranesi don Ezechiele Davini, don Domenico Zamboni, Fulgenzio Micanzi, don Tranquillo Pietta, il prof. Mario Bendiscioli, l'avv. Pietro Feroldi e tanti altri. Unici sono stati tutti coloro che hanno contribuito materialmente e moralmente a lasciarci quei piccoli tesori di cui noi ora ne godiamo i frutti. L'augurio è quindi che la comunità sappia riscoprire queste unicità come proprio bagaglio storico-culturale-artistico e sappia trasmetterlo ai propri figli affinché in futuro ci si ricordi delle unicità che ci hanno fatto crescere.
Autoritratto - 1897 - olio su tela cm. 27x19,5 - coll. privata
1897, da Giannetto Valzelli l'ultima opera cronologicamente iscritta nel suo regesto è l'Autoritratto custodito gelosamente in collezione privata. "Dalla pennellata lassa è da ritenere l'estrema dilettazione del Guadagnini su di sé, mentre è impegnato a concludere la Via Crucis di Breno."
Da questo autoritratto si intravvede la mano oramai stanca del pittore, non più particolareggiata e sdolcinata, ma pigra e grossolana. Un lettore in riferimento a quel che avevo scritto, così a commentato: "... mano stanca?........A me non sembra, anzi, vorrei possedere io la manualità e la pratica dell'ormai ottantenne maestro Antonio Guadagnini di Esine che tante opere ha prodotto nella nostra Valcamonica e dintorni". E' vero, quanti pittori vecchi o nuovi hanno avuto la decisione e la delicatezza della pennellata come l'ha avuta lui piccolo pittore di Esine.
Per un profano è facile cogliere le inesattezze nei volti o nella postura dei personaggi. Per un pittore che si dedica con impegno alla sua arte invece è facile invidiarne le capacità.
Nel novero dei suoi 60 ani di lavoro, la CEI ha catalogato 407 opere eseguite dall'artista nelle varie chiese lombarde. A questi vanno aggiunti almeno 120 tra bozzetti e dipinti conosciuti in collezioni private e una trentina considerati di 'ambito', cioè forse eseguiti da lui. Quindi ha realizzato sicuramente almeno cinquecento opere tra le quali numerosi affreschi e oli di dimensioni enormi. E' stato un grande artista, orgoglio di Esine, di tutta la Valle Camonica e di tutta la brescianità. Con il suo ultimo autoritratto ha voluto regalarci il suo sguardo severo e bonario, rispettoso e fiducioso, saggio e servile. Un vero artista come pochi hanno saputo essere
Lo abbiamo ricordato come pittore toccando ogni tanto il suo essere persona culturalmente preparata. Lo dimostrano le lettere scritte al cugino don Paolo Federici a cui procurava i libri per la sua importante biblioteca (custodita nella canonica di Esine) e che negli anni di studio aveva regalato il libro ricevuto come "2° premio della Classe di Umanità allo studente Antonio Guadagnini. Prefetto Piccinelli". In numerose lettere Guadagnini descrive i libri richiesti dal cugino, in librerie e mercati a Bergamo e Milano. Nel dicembre del 1839, il giovane studente scrive al cugino: "Ho cercato del Casti [Casti Giovanni Battista - 1724/1803] per tutte le librerie, ma senza saperlo mi son fatto scambiare per un buon discolo io, a proferire con tanta libertà quel nome alle stimatissime Signorie loro, che si scandalizzarono com'io cercassi loro libri proibiti. Io ho compatito facilmente alla dabbenaggine di questi Signori Bergamaschi i quali non sanno proprio nulla...", e nel 1841 dopo aver letto 'Le Satire' di Salvator Rosa, lo regala al cugino Paolo. Sempre dalle lettere scritte al cugino scopriamo quali siano gli autori preferiti dal pittore: Alfieri; Arrigoni; Bandello; Barbieri; Baretti; Bartoli; Boccaccio; Boiardo; Bulgeni; Botta; Byron; Casti; Cervantes; Corneille; Degerando; Erasmo; Fiorenzuola; Franklin; Giusti; Guadagnoli; Guiccardini; Lucianus; Macchiavelli; Manzoni; Mazzini; Micton; Moliere; Mutti; Ovidius; Parini; Rosa; Sacchi; Tasso; Teocritus.... autori scomodi e dificili. Politica e religione i temi preferiti. Seguace delle idee mazziniane, scrive nel 1848: "Dal complesso delle notizie che si raccolgono sembra che tutto si disponga per ripigliare la guerra. [...] Il Piemonte si arma tutto. Mazzini vi predica, e capitano anche qui delle sue eccitazioni che sono una meraviglia." Il suo era un pensiero radicato nell'ambiente famigliare. L'eredità lasciata dallo zio giansenista, G. B. Guadagnini, arciprete distintosi per "l'erudizione, il rigore morale, l'ansia di libertà anteposta a ogni cosa, per cui il valore della coscienza è tutto nell'uomo [...] che ha una concezione religiosa della vita (Dio e Popolo) sentita come dovere di attuare l'ideale nel mondo (Pensiero e Azione)", aveva arricchito lo spirito e contemporaneamente l'opera dell'artista. Artista di chiese, ma cattolico poco praticante. Oberto Ameraldi scrive come la nonna ricordava: "mia nonna Chiara Guadagnini, nata Bontempelli, nella sua integrale ingenuità, [chiedeva ...] allo zio pittore: 'Perché, zio, alla domenica, non andate in chiesa?'. Paziente e corretto, l'artista rispondeva: 'Lo sai bene che vivo e lavoro in chiesa tutta settimana'. Altre volte, sempre la candida nipote: 'Perché, zio, non andate mai a confessarvi?'. [...] 'Ti ho già detto che il mio amico, mons. Geremia Bonomelli, mi ha promesso che verrà a confessarmi nei miei ultimi giorni di vita!'" E infatti alla fine di maggio del 1900, ad Arzago d'Adda, il pittore è colto da un'apoplessia e l'amico monsignore lo assistette ininterrottamente negli ultimi tre giorni di vita. Era il 7 giugno 1900 alle 5 antimeridiane che l'artista lasciava questo mondo con tutte le sue opere che noi con grande rispetto e ammirazione possiamo vedere nella nostra chiesa.
Con queste ultime parole, concludo la carrellata di notizie e opere sull'artista Antonio Guadagnini, nato a Esine l'1 gennaio 1817 e morto ad Arzago d'Adda il 7 giugno 1900 all'età di 83 anni dopo aver lasciato una immensa quantità di opere tra le quali l'abbellimento della nostra chiesa di San Zenone, voluto da don G.B. Felini e concluso da don Ezechiele Davini, che ora grazie a don Luigi Guerini ci affrettiamo a ripristinarne i colori.
Un grazie a tutti coloro che pazientemente hanno seguito questo riassunto. Un grazie agli autori delle monografie dedicate all'artista da cui son state tratte le notizie: Oberto Ameraldi; Giannetto Valzelli. Grazie a tutti coloro che del Guadagnini hanno scritto o pubblicato opere. Grazie al parroco di Passirano per aver consentito la consultazione dell'archivio.
Grazie alla signora Margherita che ha dedicato la sua vita per far conoscere ed apprezzare l'opera dell'artista di Esine.