La Risurrezione - 1881 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

La Risurrezione - 1882 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

L'opera più impegnativa per Antonio Guadagnini a Passirano, è probabilmente la Risurrezione.
Lui, esperto affreschista, si trova a realizzare su una mezza sfera, la cupola, una scena che lo impegna in prospettive e profondità. Il Cristo solenne al centro con lo sguardo rivolto in basso verso la morte che si ritrae impaurita e sotto di lei il demone che guizza via come un serpente. A sinistra profeti e anime oranti come ad un balcone osservano la scena, mentre in basso un soldato impugna la spada ancora inguainata per difendersi da quella figura che s'alza in cielo, e i compagni si proteggono gli occhi dalla visione.
Sembrerebbe facile la realizzazione, ma dover muoversi in una mezza sfera a naso in su, non è certamente cosa da poco. Eppure, lui, come i grandi affreschiste veneti, padroneggia sul ponte.
Questa scena, Guadagnini l'aveva già realizzata a Breno nel 1871-72 in un ovale sotto il volto della navata.
Sicuramente aveva ancora a portata di mano i cartoni delle figure e il bozzetto d'insieme presentato in questa ricostruzione, ed esposto nella mostra del 2015.
Nella ricostruzione cronologica della sistemazione della nostra chiesa, ci viene incontro un disegno d'archivio del Tagliaferri dove vediamo che in origine il presbiterio era mancante dello sfondamento laterale dove ora sono collocate le sedute dei sacerdoti, e l'abside aveva una leggera curvatura agli angoli. Nella descrizione di don Falsina, abbiamo un chiaro riscontro su quel che fu fatto. "Bisognava togliere le balaustre, uguagliare il piano del presbiterio che alzandosi di due gradini dalla navata ne contava un altro in altezza delle attuali aperture, arrotondare l'abside, sfondare le due pareti per dar posto alle cantorie e all'organo, gettarvi sopra gli archi per le finestre e la cupoletta, e finalmente rifare l'arco trionfale e i suoi pilastri." Non abbiamo però chiarezza sulla costruzione della cupola nei resoconti del mastro Delbono. I documenti ci parlano di protezione all'altare "mediante copertura e robusto legname compreso d'ingessatura nelle parti che resta vicino a quelle da demolire". In un documento di Giuseppe Pellini, altro impresario addetto ai lavori del presbiterio, "proseguimento fino alla radice del tetto compreso la parte dell'architrave". Si presuppone quindi che la cupola sia stata eseguita nell'anno consecutivo alla sistemazione dei pilastri e dell'arcata.
Come doveroso, nella ricostruzione cronologica dei lavori del Guadagnini, mi sono soffermato sui lavori a Passirano che il nostro parroco con il Progetto Restauri sta avviando.


L'Evangelista Giovanni - 1881 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

L'Evangelista Giovanni - 1882 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

L'Evangelista Luca - 1881 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

L'Evangelista Luca - 1882 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

L'Evangelista Matteo - 1881 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

L'Evangelista Matteo - 1882 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

L'Evangelista Marco - 1881 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

"L'Evangelista Marco - 1882 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

A coronamento di tutti gli affreschi nelle cupole delle chiese ci sono i pennacchi. I pennacchi sono elementi di raccordo tra la cupola e la sua base e nell'affresco di chiese sono generalmente dipinti con figure rappresentati santi o profeti che fanno da sopporto alla scena sovrastante. Il Guadagnini era un esperto di cupole, ne abbiamo avuto prova in diverse chiese, e qui a Passirano la Risurrezione ne è l'esempio. Nei pennacchi realizzò quattro figure, gli evangelisti Giovanni, Marco, Luca e Matteo con i rispettivi simboli.
Generalmente la cupola è anche soggetta ad assestamenti e ad infiltrazioni se non isolata perfettamente. A Passirano, già nei primi anni del 900 si era dovuti intervenire nel rifacimento di due evangelisti dipinti nei pennacchi. Il Trainini aveva rifatto l'Evangelista Giovanni e più avanti toccò all'evangelista Luca restaurato da Mario Pescatori. In archivio ci sono delle immagini dell'epoca che documentano la situazione dell'affresco. Sappiamo del Trainini dalle note di Falsina nella sua storia di Passirano. "San Giovanni, che fu rifatto dal cav. Vittorio Trainini" e più avanti nella descrizione, riferito al San Luca scrive: "Peccato che un infiltrazione avvertita troppo tardi, abbia seriamente danneggiato gli abiti dell'evangelista." Nelle annotazioni di proprio pugno scrive: "un ostinata goccia penetrò fino a far sollevare tutta la pellicola dell'affresco proprio al centro del dipinto. Il pittore M. Pescatori restaurò", nel settembre del 1940 e fu ricompensato con lire 360, e per il San Giovanni "I bozzetti degli Evangelisti, ricercati a lungo e inutilmente quando si trattò di rifare il S. Giovanni, furono trovati sul cartone che trovasi nel rovescio del quadro di Guadagnini ritraente [ ] in casa Guarneri". Nella sua storia indica anche la data del restauro di Trainini, il 1920.
Quindi sappiamo anche che esistevano i bozzetti degli evangelisti che probabilmente sono ancora di proprietà Guarneri. Il problema delle infiltrazioni, come visto era frequente. Tutt'ora San Luca è eroso dall'umidità, e così pure San Marco.


Angelo - 1881 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

Angelo - 1882 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

Angelo - 1881 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

Angelo - 1882 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

Angeli - datati da Valzelli 1848, ma sicuramente eseguito per Passirano nel 1881 ca. - carboncino su cartone cm. 120x70 - collezione privata

Angeli - datati da Valzelli 1848, ma sicuramente eseguito per Passirano nel 1881 ca. - carboncino su cartone cm. 120x70 - collezione privata

Terminata la cupola con la Risurrezione, il Guadagnini a Passirano si presta a ultimare la sua opera nell'abside. Come visto in precedenza, l'abside aveva avuto delle modifiche tra il 1880 e il 1881. Gli angoli leggermente smussati furono arrotondati per creare un'area semicircolare, fu anche sistemato il catino per renderla più armoniosa. Fu arricchito il cornicione, come il resto della volta, e creati nuovi capitelli corinzi sulle lesene. Nel progetto iniziale del 1878, i capitelli dovevano avere "foglie d'olivo" che però la commissione bocciò per la soluzione attuale. I capitelli furono eseguiti dal Travaglini come pure i rosoni, le mensole e la lucidatura alle lesene. Le opere furono descritte dal Travaglini in "10 capitelli corinzi - 150 mensole - 150 rosoni - 4 losanghe agli archi - 10 lesene a lucido " e in una bozza di resoconto della commissione, risulta che nel periodo dei restauri fu compensato con 4003.18 lire.
Il Guadagnini preparò un cartone per l'esecuzione di due angeli a lato della pala d'altare settecentesca. I due studi sono stati esposti a Passirano nella mostra del 2015. Il Valzelli nel suo libro li descrive cronologicamente come realizzati nel 1848 anche perché in quell'anno il Guadagnini scriveva al cugino don Paolo "...avendo dato mano al mio cartone degli Angeli, sono dieci giorni, e non volendo dismettere in sul bello, perché l'opera è d'impegno, e mi pare poter farla così più di getto...". Sicuramente il Valselli li aveva identificati come bozzetto per un opera eseguita in quel periodo, ma purtroppo non mi è modo di identificarla. Vista la perfetta somiglianza, ritengo che il cartone sia stato eseguito per gli Angeli di Passirano, anche perché le perfette condizioni secondo me escludono la possibilità che l'artista possa averli riportati ad affresco dopo 40 anni.
L'architetto Tagliaferri, nella relazione richiesta dalla commissione sul risultato dei lavori, nel 1883 così scrive: "... Le cornici in stucco dei due medaglioni laterali [con i due angeli] alla soasa dell'altare maggiore, non si legano spontaneamente con le cornici dei sottoposti reliquiari, conveniva meglio usare un partito solo che includesse medaglione e reliquiario..." In effetti un elaborato ovale con appiccicato sotto un altro rettangolare non danno una buona sensazione. Comunque sia, secondo l'architetto "... sento l'obbligo di dichiarare [...] che tutti gli artisti che hanno preso parte alla decorazione alla chiesa si meritano sincere lodi per la valentia con la quale hanno lavorato ed interpretato il mio progetto...".


San Giovita - 1881 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

San Giovita - 1882 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

San Faustino - 1881 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

San Faustino - 1882 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

Un altro lavoro spetta al Guadagnini, dipingere l'abside, a fianco di quella che sarà l'ultima sua opera ad affresco nella chiesa. Non ci è noto sapere quale fu cronologicamente il lavoro all'abside, dipinse i due Santi protettori bresciani Faustino e Giovita e i Dottori della Chiesa San Girolamo e Sant'Agostino nell'arcata, per finire con la Risurrezione nel catino.
Dalla documentazione d'archivio abbiamo una ricevuta inviata da Arzago d'Adda in data 21 novembre 1883 che dice: "Dichiaro d'aver ricevuto dalla Fabbriceria di Passirano, a mano del reverendo sig. Arciprete Davini, nell'anno 1883 £ 775 (settecento settantacinque) e questo in tre riprese, cioè il 31 marzo £ 50; il 24 luglio £ 500, e il 8 settembre £ 225, la qual somma complessiva mi venne pagata a saldo delle opere di pittura da me eseguite in detto anno nella chiesa parrocchiale di Passirano. In fede Antonio Guadagnini pittore." Questo ci dimostra che nel 1883 lavorava ancora alla chiesa di Passirano.
In una ricevuta del 15 aprile 1882, specifica che riceve lire 200 per acconto agli affreschi nel coro; il 28 maggio 1882 "...ricevo £ 800 (ottocento) a saldo della medaglia sopra il coro rappresentante la Risurrezione"; il 14 giugno dello stesso anno £ 50 come acconto per i pennacchi eseguiti nel coro, quindi per gli evangelisti, e successivamente il 28 giugno 50 3 e il 7 agosto altri 250 £. Il 22 dicembre presupponiamo che il coro sia finito, e quindi riceve altri 50 £ di acconto, ma questa volta per l'unico dipinto su tela, l'Ultima Cena.
La cronologia delle pitture al presbiterio si potrebbe ricostruire in questo modo: 1882 - Deposizione dalla Croce - i Dottori della Chiesa, San Girolamo e Sant'Agostino - i due angeli laterali alla soasa di San Zenone - San Faustino e Giovita - La Risurrezione. Per concludere l'opera nel 1883 realizza l'Ultima Cena su copia del Viviani.


San Giovita - 1881 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

Il profeta Aronne - 1882 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

San Faustino - 1881 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

Il profeta Mosé - 1882 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

Nell'abside figurano anche i profeti Mosé ed Aronne, realizzati nello stesso periodo dei protettori di Brescia. La cura dei particola denotano una grande capacità del nostro artista. L'espressione di Aronne e lo sguardo di Mosé, li rendono vigili e attenti alle funzioni che saranno svolte nella chiesa, ed i fedeli potranno cogliere in loro il messaggio che profeticamente hanno portato.


La Deposizione dalla Croce - 1882 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

La Deposizione dalla Croce - 1882 ca. - affresco - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

L'ultimo lavoro a fresco descritto per Passirano è la Deposizione dalla Croce. Non si può descrivere questa magnifica opera senza dover soffermarci sulla sua prima realizzazione nel 1862 nel Duomo di Bergamo. Ricordiamo che fu grazie al maestro del Carrara che il nostro pittore poté cimentarsi in quest'opera. Il suo compito fu quello di decorare la seconda cappella di sinistra, quella del Crocifisso, che venne consacrata nel 1866. Aveva 45 anni e lavorare per il Duomo di Bergamo era un onore anche perché gli avrebbe aperto le strade della committenza. Realizzò tutto l'affresco del volto. Dal catino dell'abside con la Deposizione, alla cupola ed a tutte le arcate della cappella con medaglie raffiguranti Santi e scene descrittive della Croce e dell'antico Testamento. La Deposizione è più contenuta rispetto a quella di Passirano, ma la composizione è identica, manca dei personaggi laterali che a Passirano riempiono maggiormente la scena. Nel Duomo ogni medaglia è contornata da cornici a stucco dorate.Il Valzelli così descrive i suoi lavori: "...il Guadagnini come affreschista tocca l'apogeo, s'innalza a seminarvi una concatenata fioritura di immagini, fa ruotare dentro una rosa dantesca di luce la tematica da cui trarrà - come da zampillo di fonte o da pagine di crestomazia - le risorse da infondere dentro tutta una carriera densa di itinerari e di encombenze." Per Passirano invece scrive: "Nel catino dell'abside, popolata da diciotto figure, è la Deposizione dalla Croce - sulla falsariga di quella nel duomo di Bergamo - nell'impostazione tipica dell'artista per lasimmetria della scena e per il gusto ad una rappresentazione scenografica assai suggestiva e grandiosa."
Il grande lavoro del Guadagnini a Passirano è al suo termine. A noi passiranesi rimangono le grandiosi opere che ci accompagnano nelle funzioni religiose. L'intento di don G.B. Felini e di don Ezechiele Davini era di dare un senso spirituale all'opera e secondo il prof. Fusari, pur ricordandoci che sono duplicazione di altre esistenti in provincia, "... mettono in scena l'anima duplice che, a quell'altezza, la pittura sacra sta sperimentando: il passato dell'arte colta e il presente dell'esigenza pastorale o popolare, amalgamate attraverso la scelta dei temi soliti dell'iconografia...".


L'Ultima Cena - 1882 ca. - olio su tela cm. 283x210 (prima dei restauri) - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

L'Ultima Cena - 1883 ca. - olio su tela cm. 283x210 (prima dei restauri) - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

L'Ultima Cena - 1882 ca. - olio su tela cm. 283x210 (dopo il restauro finanziato dal Gruppo Alpini di Passirano) - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

L'Ultima Cena - 1883 ca. - olio su tela cm. 283x210 (dopo il restauro finanziato dal Gruppo Alpini di Passirano) - chiesa di San Zenone - Passirano (BS)

Nella chiesa di Passirano pittori, decoratori, doratori, impresari, falegnami, fabbri. sono tutti indaffarati aconcludere i lavori. La chiesa è quasi come ora la vediamo. Antonio Guadagnini come ultimo suo lavoro da inizio alla copia dell'Ultima Cena dell'altare ligneo del XVIII secolo. Don Ezechiele e la fabbriceria hanno ancora un compito da assolvere, la sostituzione dell'oramai vecchio organo. Nei documenti d'archivio, il Pellini nel 1880 per i lavori "dalla parte dove va posto l'organo" e altri lavori al coro, percepisce lire 1.844,20. Nel 1882 Egidio Sgritta di Iseo descrive l'organo che viene proposto e nel dicembre del 1883 l'organaro della chiesa di S. Francesco in Pavia, Giuseppe De Paoli ne eseguì il collaudo e lo ritenne di ottima costruzione. Così scriveva: "...L'organo riunisce la massima forza alla massima dolcezza...".
Antonio Guadagnini, abbozzata su carta la scena dell'Ultima Cena di Stefano Viviani e la riproduce su tela probabilmente nel suo studio di Arzago d'Adda. Stando alle parole di Falsina, la copiò di sana pianta, anche se non possiamo avere riscontro perché l'originale del Viviani pur rimanendo per lungo tempo nella sala dell'antico cimitero, sotto il parrocchiato di don Bonzanini, scomparve senza lasciare traccia. Forse qualche parrocchiano la ricorda visto che don Bonzanini fu parroco dal 1950 al 1968. Contiamo sui ricordi dei nostri concittadini, qualcuno ne ha sicuramente memoria.
Con l'Ultima Cena si conclude il ciclo pittorico, nella chiesa dedicata a San Zenone, iniziato nel 1877. In un documento d'archivio, abbiamo il riepilogo delle spese sostenute dalla fabbriceria per i lavori sostenuti. Sono due fogli con annotazioni divise in sette "prospetti" dove al "prospetto 7" l'autore ne trae la somma per un totale di lire 41.895,44 a tutto il 1882. Dal 1876 al 1880 l'autore annota che Delbono ricevette 6.782 lire - Guadagnini 4.882 - Franchini 1.050 - Travaglini 840,60 - Mora 250,14 - Tagliaferri 400 - altre spese con i depositi di risparmio 1.565,20 - dal lino 333 - altre 212,75. Di queste ultime tre voci non è saputo per cosa siano state usate. Nel "prospetto 1" riguardante il 1882, al Guadagnini 2.350 - al Travaglini 3.091,93 - al Lombardi 2.234 - al Pellini 1.100 - al Chimeri 950 - al Mora 85 e al Tagliaferri 250. Abbiamo quindi una spesa complessiva cadauno al "prospetto 5" di lire: Guadagnini 8.232 - Delbono 6.782 - Pellini 6.491 (7.403 secondo il geometra Presti) e Travaglini 4.003,18 e così via. In questo elenco sono annotate solo le spese a tutto il 1882, mancano gli ultimi lavori di finitura che il Chimeri, il Mora e il Guadagnini stavano ultimando. Infatti, nella sentenza che il Chimeri e il figlio del Franchini misero in atto contro la fabbriceria per mancati pagamenti, risultano insoluti lire circa 1.500 lire per le decorazioni e pitture eseguite dagli stessi. Falsina nella sua storia riguardo il costo del lavoro del Guadagnini scrive: "A compenso delle sue pitture non saprei che somme furono versate, restando provate che L. 4604 di acconti." Probabilmente gli era sfuggito il documentodescritto.
L'Ultima Cena è stata restaurata negli anni 30 dal Bertelli e successivamente nel 2015 dallo studio Gatti di Brescia con il contributo del Guruppo Alpini di Passirano che fecero restaurare anche l'altare ligneo della fine '600.





×